Geo

Vi presentiamo una “forza della natura”: il Geopoeta Davide Sapienza.  Lo facciamo riportando alcune citazioni dal suo libro “Il Geopoeta Avventure nella terra della percezione” e invitandovi alla presentazione che si terrà il 13 marzo a Bergamo. Noi ci saremo. Per tutte le informazioni clicca qui: Invito

BAGLIORE STELLARE

“Non ci sono scorciatoie per apprendere il silenzio. Il silenzio è un’incursione tra la Terra e le sue creature, che del silenzio ascoltano ciò che devono ascoltare e del rumore temono ciò che devono temere. Il silenzio è uno sguardo: l’esatta impressione del mondo che si realizza nel visibile, ovvero riflesso di ciò che è invisibile. Noi non lo sappiamo, vestiti come siamo di rumore, ma ciò che ci attrae è il silenzio che avvolge il visibile per lasciare che l’invisibile prenda forma. Il silenzio ci attraversa, è l’inizio di ogni suono, ma anche la sua astrazione – la sua essenza. Come l’ho scoperto? In una buia notte nel cuore della foresta l’ho visto avanzare con me, a ondate: nell’oscurità illuminava ogni forma, come se sgorgasse dai miei occhi. Compresi allora che il silenzio è la meditazione dell’universo e io una sua stella.”

“Il selvatico è con noi. L’odore del muschio, sempre umido e poco esposto alla luce diretta del Sole, guida i sensi a dispetto di qualsiasi dubbio la mente possa mettere in campo per arrestare la discesa verso il rivo nascosto. La poesia è appena iniziata, siamo ai primi versi di una scrittura fatta di estremi – i suoi contrasti sono elementi vitali come l’acqua, la luce, il respiro della montagna, la nostra coscienza del qui e ora dove ci siamo predisposti a non pensare, semplicemente per potere percepire ogni singolo movimento del corpo.
Un’avventura nelle terre della percezione è un’avventura nel cosmo. Perché il viaggio più grande è quello che porta a esplorare l’infinito presente nei dintorni del nostro esistere quotidiano, della nostra esperienza diretta, che ci svela come un territorio vive dentro di noi mentre lo incontriamo.”

(Capitolo 2, “Nella Valle dell’Occhio”)

“Il legame con la geografia è la forma più evoluta di protezione che possiamo ottenere nei confronti di noi stessi e di tutto ciò che fa parte del nostro ecosistema. Non appare casuale l’esplicita volontà di intervenire con precisione chirurgica proprio sulle relazioni psichiche profonde con il territorio, vista la strettissima interdipendenza tra quest’ultimo e la geografia interiore (…)”

(dal Capitolo I, LA GEOGRAFIA E’ POETICA)

“…era la voglia di una coscienza ecologica, l’idea che lo sforzo da fare era quello di riconnettersi. E nulla, per me, poteva essere più potente della musica. Di quella musica. Di quei suoni e di quelle parole in grado di farmi trovare nei posti giusti i segnavia e le coordinate per non negare mai più la mia appartenenza alla Madre Terra: la sua scrittura era fatta anche di paesaggi sonori e verso quei luoghi decisi di andare con un biglietto di sola andata. La strada del ritorno non mi interessava. A qualsiasi costo, dovevo andare a vedere dove nascevano le onde, le vibrazioni, i semi di questa energia cosmica che in grande quantità si erano aggrappati a una generazione di vagabondi delle stelle che con la musica cambiarono la geografia del mondo.”

(dal capitolo VIII, “Neil Young. Attraverso le terre del suono”)

“La scrittura è un atto fisico. Scrivere è come arare: abbiamo i semi da sotterrare, da affidare alla Terra, da coprire e poi curare, facendo un patto con la Vita che ci ha originato e che ci concede di essere conosciuta e sperimentata nel tempo che ci è dato. Ma prima, questi semi, dobbiamo intercettarli nella brezza che li culla. Senza l’ascolto, senza il silenzio che cammina con noi, sarà difficile coglierne il lieve frullare in quel venticello. Perché dunque rinunciare alla rete di connessioni necessarie – e caratterizzanti – delle umane vicende all’interno della vasta comunità della Terra?”

(Dal capitolo I, “La geografia è poetica”)

“Il mio sguardo scivolava lento, leggero sulla materia bianca, un suono senza principio e senza fine. E ricordo che, dopo, la terra sotto di me assorbi tutto quanto, portandomi sino alla fine del tempo.”

(dal capitolo VII “Giovanni Segantini. Il ritorno dal bosco”)

Interessante anche l’intervista a Davide Sapienza su ARTAPP, che puoi leggere a questo link:  https://www.artapp.it/single-post/Addomesticare-la-natura-intervista-a-Davide-Sapienza

Stiamo organizzando dei laboratori in natura con Davide Sapienza ed Elena Mazzoleni. Se sei interessata/o contattaci!