"In ogni organismo, uomo compreso, c’è un flusso costante teso alla realizzazione costruttiva delle sue possibilità intrinseche, una tendenza naturale alla crescita"
Carl Rogers
Laboratorio espressivo per lo sviluppo dell’Intelligenza Emotiva dei bambini
Sperimentare per crescere
Gli aspetti emotivi e relazionali sono fondamentali perchè un bambino cresca in modo armonioso e completo.
La nostra esperienza ci insegna che riconoscere le nostre emozioni (paura, rabbia, tristezza, gioia, ecc.) e comprendere i nostri pensieri ci aiuta a vivere meglio con noi stessi e con gli altri.
Obiettivo del laboratorio è aiutare il bambino a sviluppare la capacità di riconoscere e comprendere le emozioni proprie e altrui, e di saperle comunicare attraverso espressioni e linguaggi adeguati.
Cosa faremo Accompagneremo il bambino alla scoperta delle emozioni e alla consapevolezza di sé attraverso il piacere di esprimersi, crearsi e sperimentarsi in situazioni di gioco e di scoperta.
L’espressività corporea, la pittura, la musica e la creazione di favole saranno le attività principali del laboratorio.
per-corsi di consapevolezza per il benessere emotivo e relazionale
“Lo scopo dell’amore consapevole è quello di portare alla rinascita” A. R. Orange
La capacità di relazionarci in maniera serena e matura è direttamente collegata alla conoscenza di noi stessi e del nostro mondo interiore. Ogni relazione è anche un’opportunità per vedere ciò che in noi ha bisogno di essere curato e trasformato.
La consapevolezza dei nostri comportamenti nelle relazioni ci dona serenità, presenza e rilassamento, e ci permette di ricontattare le qualità essenziali di amore, compassione e rispetto per noi stessi e per gli altri.
MoviMente propone percorsi per migliorare le nostre relazioni, da quella con se stessi a quelle di coppia, familiari e lavorative.
Durante il corso potrai portare luce alle tue dinamiche interiori e ai tuoi bisogni, esprimere le tue potenzialità e la tua energia vitale.
Quando E’ possibile partecipare ad incontridigruppo settimanali (lunedì sera) e mensili, oppure richiedere incontri individuali.
Con chi Accompagna nel percorso la Dr.ssa Elena Mazzoleni: consulente e formatrice
Dove
Presso l’AssociazioneAlchemilla in Via Corridoni, 22/c – Bergamo
Per info
scrivi a MoviMente o telefona al 349.3702682 (Elena)
ASCOLTA quella piccola e sottile voce silente, DENTRO DI TE, e ti guiderà. Nessun altro potrà mai guidarti, nessun altro potrà mai diventare un modello
a cui uniformare la tua vita, poiché tu sei UNICO/A.
Comprendere i messaggi del nostro corpo, cogliere le intuizioni della nostra anima ci permette di vivere meglio e con più senso la nostra vita.
MoviMente propone percorsi di ascolto del CorpoCuoreMente e di espressione creativa, con attenzione e gentilezza, per apprendere dalla vita
Accompagna la Dr.ssa Elena Mazzoleni Counselor, Movimentoterapeuta e Formatrice
Temi degli incontri:
ALLE SORGENTI DELLA VITALITA’ ricontattare il nostro bambino interiore
IL BISOGNO DI ESSERE AMATI vivere con consapevolezza le nostre relazioni
RELAZIONI CHE CI FANNO CRESCERE per sviluppare le qualità umane più benefiche alle nostre relazioni
VAI VERSO DI TE viaggio alla scoperta del proprio sé profondo
TRASFORMARE LA RABBIA per liberare l’energia delle emozioni
AFFRONTARE LA PAURA per liberarci dei nostri blocchi
AMORE PERFETTO, RELAZIONI IMPERFETTE per curare la ferita del cuore
Incontri di gruppo settimanali da lunedì 4 ottobre mensili: sabato ore 15 – 19
presso l’Associazione Alchemilla Via Corridoni, 22/c – Bergamo
partecipanti min 6 max 12
Incontri individualisu appuntamento
Per informazioni scrivi aMoviMenteo telefona al 349.37.02.682 (Elena)
Cos’è la mindfulness (consapevolezza)? La mindfulness è stata definita come la capacità di prestare attenzione, nel momento presente e senza giudicare (Kabat-Zinn 1994).
Per dirla in un altro modo, la mindfulness consiste nel diventare intenzionalmente più consapevoli del momento presente e nel non giudicare qualunque cosa faccia parte di quel momento; nell’osservare il presente senza porvi delle etichette. Diamo un’occhiata a un paio di esempi per illustrare meglio ciò.
Quante volte hai percorso in auto la stessa strada (per esempio, per andare al lavoro o in un luogo in cui vai spesso) e, una volta arrivato a destinazione, hai realizzato di non ricordarti nulla degli ultimi 15 minuti di guida? Questo succede perché avevi inserito il pilota automatico – eri fisicamente impegnato in un comportamento (guidare) mentre la tua mente era impegnata in qualcosa d’altro (per esempio, rimuginare su una discussione avuta con tuo padre o pensare ad una scadenza circa il tuo lavoro). In effetti viviamo così la maggior parte della nostra vita.
Pensa a questo: cos’hai mangiato ieri a pranzo? Dovrai probabilmente pensarci a lungo e con impegno, perché è facile che tu non stessi solo facendo pranzo. Forse eri assorbito dal telegiornale mentre mangiavi; magari eri in ufficio, seduto alla scrivania a controllare la posta elettronica e fare altro; o magari sei uscito a pranzo con un amico ed eri così impegnato a parlare con lui che non hai quasi nemmeno prestato attenzione al cibo. Mentre il tuo corpo era impegnato nel comportamento automatico del mangiare, la tua mente faceva qualcos’altro.
OK, che ne dici di questo: cerca di ricordare la conversazione più recente che hai avuto con il tuo partner, i tuoi fratelli, i tuoi genitori o qualcun altro che ti è vicino. Quanti dettagli puoi ricordare di quella discussione? Magari, se si trattava di qualcosa che per te era molto importante o molto interessante te ne ricordi molti. Ma considera queste domande: cos’altro stavi facendo mentre conversavi? Eri davvero seduto e prestavi attenzione solo all’argomento della conversazione, o stavi giocando al solitario al computer? Stavi facendo la lista della spesa o preparando la cena? Stavi facendo zapping, cercando qualcosa da guardare in TV? Ci sono buone probabilità che tu ti sia perso almeno parte di quella conversazione perché la tua mente non stava partecipando totalmente alla discussione – era occupata a pensare ad altre cose.
La mindfulness è davvero una pratica che fa allenare la tua mente a prestare più attenzione al momento presente senza giudicarlo, notando quando la tua mente vaga qua e là, e riportando la tua attenzione al momento presente. Consiste nel sintonizzarsi su ciò che succede ora, che sia dentro te stesso o nell’ambiente, e nel fare ciò con un atteggiamento di curiosità, di accettazione e di apertura verso l’esperienza.
Per molti di noi, è incredibilmente difficile sperimentare qualcosa senza giudicarlo o senza aggiungervi una interpretazione. Per esempio, mentre mangiamo, in genere pensiamo al cibo che stiamo masticando in termini di gusto buono o gusto cattivo, a seconda che ci piaccia o meno, e via dicendo, invece che semplicemente osservare di cosa sa il cibo e che sensazioni ci dà senza valutarlo.
Un esercizio mangiando
Ecco un esercizio che puoi fare come aiuto per farti un’idea della mindfulness: al tuo prossimo pasto o spuntino, fai una pausa e presta tutta la tua attenzione al cibo. Siediti. Spegni la TV. Metti via il libro o il giornale che stai leggendo. Cerca di sperimentare il cibo usando tutti i tuoi sensi. Guardalo come se non l’avessi mai visto prima. Annusalo. Se ti va, toccalo e osserva le sensazioni delle diverse consistenze. Quando sei pronto, prendi la forchetta e porta lentamente il cibo alla tua bocca. Fai esperienza delle sensazioni che il tuo corpo prova mentre fai ciò. La tua bocca saliva? Il tuo stomaco brontola? Poni il cibo sulla lingua, ma aspetta un momento a masticare. Per un momento, nota solo che sensazioni ti dà il cibo in bocca. E’ caldo o freddo? Nota le diverse consistenze. Se ti accorgi che la tua mente inizia a vagare qua è là – magari stai diventando impaziente e vuoi solo deglutire e passare al boccone successivo – renditene semplicemente conto e riporta la tua attenzione al cibo. Ora puoi masticare. Mentre lo fai, prendi atto delle sensazioni. Nota come il gusto del cibo sia molto più intenso ora di quando non mangiavi con consapevolezza. E’ dolce? Salato? Piccante? Cerca di non valutare il cibo secondo il criterio della bontà. Piuttosto, osserva e descrivi l’esperienza personale che fai di esso. Ora puoi inghiottire. Ma, mentre lo fai, segui il percorso del cibo mentre scende giù dalla bocca e arriva nello stomaco. Allora? A cosa hai pensato? Hai mai fatto questa esperienza con il cibo? Dopo aver mangiato con consapevolezza la prima volta, la maggior parte della gente resta sorpresa pensando a quanto si sono persi mangiando senza consapevolezza. Descrivono il gusto del cibo come più intenso e l’esperienza come globalmente più soddisfacente. Ora pensa solo a questo, se l’esperienza di un pasto semplicemente mangiando consapevolmente può diventare così, cos’altro ti darà la mindfulness?
I benefici
Dicevo all’inizio che i ricercatori hanno studiato gli effetti della mindfulness e più in generale della meditazione, ed hanno trovato che ci fa molto bene in tantissimi modi, inclusi i seguenti (Harvard Medical International, 2004):
fa diminuire i sintomi medici, anche nei casi di dolore cronico, di fibromialgia, di psoriasi e di ipertensione sanguigna;
riduce ansia e stress;
migliora il funzionamento del sistema immunitario;
aiuta a prevenire le ricadute depressive;
favorisce l’auto-consapevolezza;
migliora la capacità di tollerare pensieri negativi;
attiva una parte del cervello che è connessa alla capacità di provare felicità e di essere ottimisti – in altre parole, ci aiuta a sentirci meglio.
Tratto da “The Dialectical Behavior Therapy Skills Workbook for Bipolar Disorder” di Sheri Van Dijk
Quando sentiamo profondamente il nostro corpo i nostri processi percettivi si approfondiscono molto. Immaginate la differenza tra ascoltare ad occhi chiusi una sinfonia e passare davanti ad un’orchestra che suona mentre state andando da qualche parte. Nel primo caso la musica entra a far parte del vostro corpo molto più profondamente. Spesso, ai miei studenti di psicoterapia, dico che quando una cosa è nel loro corpo è loro per sempre.
Ascoltare col corpo può essere un modo per differenziarsi dagli altri nel senso che chi ascolta col corpo riconosce la propria esperienza interiore; può essere un modo di essere più empatici, di ascoltare più profondamente e con maggiore partecipazione.
Per fare questo è però necessario rafforzare i concetti su chi siamo e come siamo separati da chi stiamo ascoltando. Tutte le pratiche dell’ascoltare col corpo, del parlare col corpo o del relazionarsi col corpo portano nella stessa direzione: essere pienamente e consapevolmente con se stessi e contemporaneamente con gli altri.
Per praticare l’ascolto col corpo trascorrete un pò i tempo muovendovi e respirando, sentendo il vostro corpo. Quando vi sentite radicati nell’esperienza fisica chiedete a qualcuno di parlarvi di qualcosa che è per lui/lei molto importante. Più la storia è commovente più sarà utile per questo esercizio; chiedete il permesso di continuare a muovervi e a respirare mentre ascoltate e mentre lo fate continuate a ritornare alle sensazioni del vostro corpo. Permettere ai vostri processi interni di fluire in voi. Notate come ciò che l’altra persona vi comunica influisce dentro di voi.
Sin dalla scuola ci è stato insegnato che l’attenzione fissa è l’unico tipo di attenzione così si doveva stare seduti fermi con gli occhi fissi sull’insegnante. Spesso questo non è invece un buon modo per assorbire informazioni. E questo è specialmente vero per la maggioranza dei bambini sotto i sette anni per i quali è neurologicamente impossibile pensare senza muoversi e vocalizzare.
Ho avuto uno studente che di tanto in tanto sembrava rapito da ciò che stavo dicendo; mi fissava con una fascinazione estrema. Era piuttosto sconcertante. Alla fine gli chiesi cosa succedeva in quei momenti, ripensandoci si rese conto che in quei momenti egli era totalmente assente e non udiva assolutamente nulla. Aveva imparato durante gli anni di scuola ad evitare punizioni per disattenzione facendo finta di essere estremamente attento mentre sognava ad occhi aperti. Penso questo sia vero per molti di noi. Molto di quello che mascheriamo come attento ascolto non è altro che una facciata.
Ho trovato molti benefici stando centrato sui miei processi interni mentre ascolto. Ho molta più energia e curiosità in ciò che mi viene detto, trovo più significato in ciò che ascolto, noto più velocemente quando c’è una dicotomia tra le parole e le azioni della persona che mi sta parlando.
La rabbia è OK? La paura è naturale? E’ utile vivere la tristezza per ripristinare la gioia? Ti senti a disagio con i sentimenti comunemente considerati “negativi”, come l’ansia, la malinconia, la collera o la sensazione di essere feriti?
In realtà non esistono sentimenti negativi.
Tutte queste emozioni sono naturali ed importanti. Ciascuna ha una funzione significativa nell’esperienza umana. Invece di respingerle ed evitarle, abbiamo bisogno di esplorare e scoprire il dono che ogni emozione ci offre.
Emozioni e bisogni
La maggior parte delle nostre emozioni esprimono le esigenze basilari di amore, accettazione, sicurezza ed autoconsiderazione. E’ importante entrare in contatto con i bisogni che si trovano oltre le nostre emozioni e imparare a comunicarli con efficacia.
Le Emozioni sono energia
I nostri sentimenti sono una parte importante della forza vitale che si muove costantemente attraverso di noi. Quando impediamo a noi stessi di vivere appieno le nostre emozioni, si interrompe il flusso naturale della forza vitale, l’energia viene bloccata nel corpo fisico e può rimanere così fino a quando non viene liberata. Questo stato può generare dolore emozionale e fisico, in alcuni casi anche malattie.
La Medicina Tradizionale Cinese considera che tutte le malattie e le sofferenze fisiche di origine interna nascono dallo squilibrio delle emozioni. Il Taoismo, la cui filosofia è alla base dell’energetica cinese, individua cinque emozioni primarie collegandole ai principali organi interni: la gioia al Cuore, la collera al Fegato, la paura al Rene, la tristezza al Polmone, il pensiero ansioso alla Milza.
Non ci sono emozioni negative in sé, ognuna ha la sua funzione nel garantire e favorire la vita, sono le emozioni eccessive o cronicamente trattenute che fanno nascere le patologie.
Emozioni represse = energia bloccata
Permettendoci di riconoscere e vivere i nostri sentimenti, quando si presentano, sviluppiamo gli strumenti per rimanere in contatto con noi stessi. I pensieri sono più collegati alla mente cosciente e alla volontà, mentre i sentimenti vengono da un luogo più profondo e meno razionale, in un certo qual modo possiamo scegliere coscientemente i nostri pensieri, mentre l’unica scelta che abbiamo riguardo ai nostri sentimenti è il modo in cui li esprimiamo o agiamo.
Accettare le nostre emozioni, concederci di viverle e imparare a comunicarle in modo costruttivo e equilibrato, fa sì che scorrano facilmente e naturalmente attraverso di noi. Così la forza vitale fluisce senza impedimenti attraverso il corpo fisico, e produce la guarigione emozionale e fisica.
Vivere le emozioni = fluire libero dell’energia = salute e benessere emozionale e fisico.
Dopo aver sperimentato e liberato emozioni del passato, prima represse, un maggiore flusso di energia e di vitalità arricchirà la nostra vita. E’ importante imparare ad essere in contatto con le sensazioni non appena esse compaiono: in questo modo possono continuare a muoversi attraverso di noi e fluire.
Tendiamo a considerare dolorose alcune sensazione e, quindi, vorremmo evitarle. Tuttavia il dolore deriva realmente dalla resistenza a una sensazione. A livello emotivo quel che ci provoca dolore è la nostra resistenza a una sensazione “negativa”. Mentre, se permettiamo a noi stessi di percepirla e di accettarla totalmente, essa diventa una sensazione intensa, non una sensazione dolorosa.
Non vi sono molte sensazioni “negative” o “positive”: noi le rendiamo tali, a seconda che le rifiutiamo o le accettiamo. Tutte le sensazioni sono parte dell’indicibile e mutevole sensazione di essere vivi. Se amiamo tutte le differenti sensazioni, esse ci appaiono come i colori dell’arcobaleno della vita.
Esiste un semplice principio universale: ogni cosa nell’universo desidera essere accettata. Tutti gli aspetti della creazione vogliono essere amati, apprezzati e inclusi.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono reso conto
che la sofferenza e il dolore emozionali sono solo un avvertimento
che mi dice di non vivere contro la mia verità.
Oggi so che questo si chiama
AUTENTICITA’
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito
com’è imbarazzante aver voluto imporre a qualcuno i miei desideri,
pur sapendo che i tempi non erano maturi e la persona non era pronta,
anche se quella persona ero io.
Oggi so che questo si chiama
RISPETTO PER SE STESSI.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso
di desiderare un’altra vita e mi sono accorto che tutto ciò che mi circonda
é un invito a crescere.
Oggi so che questo si chiama
MATURITA’.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito di trovarmi sempre
ed in ogni occasione al posto giusto nel momento giusto e che tutto quello
che succede va bene.
Da allora ho potuto stare tranquillo.
Oggi so che questo si chiama
RISPETTO PER SE STESSI.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
ho smesso di privarmi del mio tempo libero
e di concepire progetti grandiosi per il futuro.
Oggi faccio solo ciò che mi procura gioia e divertimento,
ciò che amo e che mi fa ridere, a modo mio e con i miei ritmi.
Oggi so che questo si chiama
SINCERITA’.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono liberato di tutto ciò
che non mi faceva del bene: cibi, persone, cose, situazioni e da tutto ciò
che mi tirava verso il basso allontanandomi da me stesso,
all’inizio lo chiamavo “sano egoismo”, ma oggi so che questo è
AMORE DI SE’
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
ho smesso di voler avere sempre ragione.
E cosi ho commesso meno errori.
Oggi mi sono reso conto che questo si chiama
SEMPLICITA’.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
mi sono rifiutato di vivere nel passato
e di preoccuparmi del mio futuro.
Ora vivo di piu nel momento presente, in cui TUTTO ha un luogo.
E’ la mia condizione di vita quotidiana e la chiamo
PERFEZIONE.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
mi sono reso conto che il mio pensiero può
rendermi miserabile e malato.
Ma quando ho chiamato a raccolta le energie del mio cuore,
l’intelletto è diventato un compagno importante.
Oggi a questa unione do il nome di
SAGGEZZA DEL CUORE.
Non dobbiamo continuare a temere i contrasti,
i conflitti e i problemi con noi stessi e con gli altri
perché perfino le stelle, a volte, si scontrarno fra loro dando origine
a nuovi mondi.
Oggi so che QUESTO è LA VITA!
riadattamento di un testo di Kim & Alison McMillen
Ascolto attivo non significa necessariamente lunghe sessioni passate ad ascoltare lamentele, personali e non. E’ semplicemente un modo di avvicinarsi ai problemi che fanno parte della quotidianità di qualunque professione.
Per risultare efficace, è importante che l’ascolto attivo affondi profondamente le sue radici nelle attitudini di chi lo utilizza. Non possiamo servircene come mera tecnica se le nostre caratteristiche fondamentali sono in contrasto con i suoi concetti base. Se ci proviamo, il risultato sarà vuoto e sterile, e i nostri interlocutori se ne accorgeranno immediatamente. Finché non svilupperemo uno spirito che rispetta genuinamente le potenzialità dell’individuo, tiene in considerazione i suoi punti di vista e ha fiducia nelle sue capacità di trovare la propria strada, non potremo essere degli ascoltatori efficaci.
Cosa Otteniamo Ascoltando
L’ascolto attivo è un importante metodo per favorire il cambiamento nelle persone. Nonostante la diffusa convinzione che ascoltare sia un comportamento passivo, risultati clinici e di ricerca mostrano chiaramente che un ascolto attento e sensibile è un efficace agente di cambiamento della personalità individuale e delle dinamiche di gruppo. L’ascolto modifica le attitudini delle persone nei confronti di sé stesse e degli altri; contribuisce a modificare i loro valori fondamentali e i loro modi di relazionarsi al mondo. Coloro che sono stati ascoltati “attivamente” maturano sotto il profilo emotivo, si aprono all’esperienza, stanno meno sulla difensiva, diventano più accettanti e meno autoritari.
Quando veniamo ascoltati con sensibilità, tendiamo ad ascoltarci noi stessi con maggior cura e attenzione e ad esprimere con chiarezza ciò che sentiamo e proviamo. I membri di un gruppo sono più portati ad ascoltarsi l’un l’altro, ad essere meno scontrosi, più pronti ad accogliere altri punti di vista. Poiché l’ascolto riduce la minaccia di veder criticate le proprie idee, la persona diviene più capace di vederle per ciò che sono e di dare valore ai propri contributi.
Un risultato non meno importante dell’ascolto è il cambiamento che avviene nell’ascoltatore stesso. Oltre a ricevere un gran numero di informazioni, ascoltare contribuisce a stabilire relazioni profonde, positive e tende a modificare in maniera costruttiva le attitudini dell’ascoltatore.
Ascoltare è un’esperienza di crescita.
Tratto da ”L’Ascolto Attivo” di Carl Rogers e Richard Farson, tradotto da Alessandro Gilibini
Con alcune persone condividiamo la buona e la cattiva sorte, altre non le conosciamo nemmeno. Contemporaneamente abbiamo il sentimento di vivere in compagnia di tutto il resto dell’umanità, e perciò non siamo mai del tutto soli. È straordinaria la varietà delle relazioni umane, così dinamica nelle sue forme, che ci fa attori del grande teatro della vita. E per di più i rapporti umani mutano di epoca in epoca, proprio perché l’evoluzione umana va avanti e trasforma, nel suo procedere, tutti i suoi scenari.
L’incontro come sfida al pensiero
Ci sono due modi fondamentali di vivere un incontro. Il primo è quello antico dell’abbandonarsi alla spontaneità naturale e alle emozioni. Il secondo è quello di prendere liberamente in mano il rapporto e, considerandolo come un compito del destino, adoperarsi a comprenderlo sempre meglio. Così facendo, si smette di seguire la girandola dell’emotività immediata e ci si sforza di capire quale specifica provocazione ogni incontro presenti, e come induca a crescere ulteriormente.
Ascoltare con i sensi, con il cuore
Ascoltare è un’arte. Una delle più belle della vita, ma anche una delle più complesse. C’è molto più da ascoltare di quanto inizialmente possa sembrare perché, in ogni incontro, a esprimersi è l’intero essere dell’altro.
Ascoltare il corpo, l’anima e lo spirito dell’altro. Quando due persone s’incontrano non accade soltanto ciò che si vede esteriormente, ma s’intrecciano due vasti mondi, entrambi in evoluzione. La natura profonda di un incontro emerge quando ci si concede il tempo necessario affinché si mostrino le qualità della relazione e, soprattutto, gli intenti evolutivi dell’Io più profondo di ognuno.
La vita è l’arte del possibile
…e il possibile non sta mai dietro le cose, ma bene in vista, ci sta proprio davanti e parla con la realtà intera dell’altro. Ascoltare lo spirito dell’altro significa per prima cosa rendersi conto che siamo due spiriti che si muovono l’uno verso l’altro. E non è poco. Perché molte più volte di quante immaginiamo noi neghiamo l’incontro pur standoci dentro. Volendolo diverso da quello che è.
Incontro invece l’altro per davvero quando dico: ora voglio dedicare tutta la mia attenzione a ciò che vive in lui.
Tratto da: “L’arte dell’incontro” di Pietro Archiati
Le nostre credenze, i nostri pensieri e
le nostre emozioni sono tutti
interdipendenti fra loro e ognuno influenza gli altri.
Anche se siamo consapevoli di come ci
sentiamo, spesso non realizziamo che ogni
emozione è anche collegata a qualche
particolare atteggiamento, pensiero,
credenza o comportamento.
Un principio fondamentale di cui molte
persone non sono consapevoli è che
sono trattenute come energia e
immagazzinate dal nostro corpo a livello
cellulare.
Quindi questo significa che
quando hai credenze, pensieri
ed emozioni debilitanti, ci sarà
anche un indebolimento
energetico nel tuo corpo.
Allo stesso modo, quando c’è un
indebolimento energetico nel
tuo corpo, ci saranno anche
emozioni, pensieri e credenze
debilitanti.
Perché tu possa sperimentare la libertà
emotiva, o essere in grado di scegliere
emozioni, pensieri e credenze che ti
fortificano, è necessario equilibrare il
disturbo nel sistema energetico corpo-mente.
Per trasformare un atteggiamento, un modo di reagire, per liberarci di ciò che ci impedisce di star bene con noi stessi, vi sono tre tappe essenziali:
prenderne coscienza (non si può cambiare nessuna reazione di cui non siamo coscienti);
l’accettazione (si tratta qui di riconoscere, di ammettere la situazione qual è. Fintantoché non ammettiamo onestamente di aver bisogno di aiuto, non passiamo all’azione per chiederlo). Le prime tappe del percorso degli alcolisti anonimi consistono nell’accettare di essere alle prese con un problema di alcolismo, e nel riconoscere la propria incapacità a liberarsene da soli;
l’azione (non è quello che sappiamo che può cambiare il nostro modo d’essere, ma ciò che facciamo con quello che abbiamo scoperto).
Queste tre tappe sono fondamentali in tutto il processo di trasformazione o di guarigione; puoi dunque servirtene per liberarti delle tue paure o delle tue fobie.
La maggior parte delle paure che proviamo sono inconsce.
Ecco un semplicissimo esercizio per sviluppare la presa di coscienza: scrivi spontaneamente tutto ciò che ti viene in mente e che comincia con “non vorrei”. Ad esempio, non vorrei essere malato, non vorrei perdere il lavoro, eccetera. Poi rileggi queste tue frasi sostituendo il “non vorrei” con “ho paura”, e ti sarai fatto un’idea piuttosto precisa delle paure che hai.
Puoi rifare l’esercizio anche se già ne conosci il significato; ciò che importa, una volta che avrai scoperto la paura che porti in te, è di accettarla, di concederti il fatto che puoi aver paura. Ammettere una difficoltà o una debolezza significa essere già in cammino per superarla.
Ricordo un certo periodo della mia vita in cui diverse persone trovavano che avevo un’aria altera, snob. E tuttavia si trattava solo del meccanismo di compensazione, per mascherare un senso di inferiorità, la paura di non essere amata. Ne parlai con la direttrice del centro di crescita personale che frequentavo, le dissi che mi sentivo a disagio rispetto all’idea che le persone si facevano di me, giacché non ero come si immaginavano. Lei mi rispose:«E allora? Hai pure il diritto di avere l’aria snob». Non avevo mai pensato che potessi essere autorizzata ad avere quell’aria. Accettai la cosa, dicendomi che l’importante non era tanto ciò che gli altri pensavano di me, quanto ciò che io pensavo di me stessa. Questa accettazione mi permise di capire la ragione del mio atteggiamento, e riuscii a superarlo.
L’azione riguarda il mezzo da usare per far fronte alla tua paura, per liberartene, per acquisire più fiducia in te e nella vita.
La fiducia è il miglior antidoto contro la paura. Ci sono paure che potrai affrontare, altre che dovrai addomesticare, e altre ancora per le quali bisognerà che tu ti conceda il tempo necessario a liberartene. Ciò che importa, è scegliere il mezzo più adeguato alla situazione in cui ti trovi. Vediamo qualche esempio.
Hai un nuovo lavoro, e hai paura di non essere all’altezza. Puoi ripeterti cento volte «dentro di me ho tutte le carte in regola per riuscire, e ho successo in tutto»; ma puoi anche crearti un’immagine mentale: ti rilassi per bene e ti visualizzi con il tuo datore di lavoro che ti fa i complimenti. Se non riesci a vederti, cerca di immaginare almeno la sua voce. Il risultato sarà altrettanto buono.
Ti sei appena comprato una casa e hai paura che ti manchino i soldi; puoi chiederti:«Mi è mai mancato il necessario, fin qui?». Convinciti allora che, se non ti è mai mancato, non ti mancherà mai. Ed è giusto così. Se una delle tue lezioni di vita fosse collegata alla mancanza del necessario, non avresti più soldi da un pezzo.
Un altro modo di prendere coscienza delle tue paure sta nel prestare attenzione a tutto ciò che ti fa esitare, a ciò che non osi dire o fare.
Ad esempio, se ti propongo di parlare di un tuo progetto durante una serata dedicata alla raccolta di fondi per un’opera umanitaria, ecco che ti prende l’angoscia: non sai se devi accettare. Vuoi certamente contribuire all’opera umanitaria, ma non ti senti in grado di parlare davanti a un pubblico così numeroso. Puoi soffermarti a cercare la paura che ti angoscia e ti fa esitare; è la paura d’essere criticato? di ciò che gli altri possono dire o pensare? di venire ridicolizzato? di fare delle gaffes?
Forse nella tua memoria emozionale c’è un ricordo del tipo: dovevi parlare davanti a tutta la classe, e hai detto una scemenza; i compagni si sono messi a ridere e tu ti sei sentito ridicolo.
La paura di perdere una persona che ci è cara può molto spesso renderci possessivi e soffocanti. E’ proprio ciò che conduce l’essere amato a volersene andare per respirare.
Ricordati che l’amore, per essere sano e vivo, ha bisogno di respirare: se soffoca, l’amore muore. La fiducia permette all’amore di fiorire. Per superare questa paura, accetta semplicemente che le persone che incrociano il tuo cammino si presentano a te per farti evolvere, e tu, a tua volta, per aiutarle nel loro cammino.
Trattenere la persona che ami, significa spingerla ad andarsene.
Approfittare degli istanti in cui l’altro è presente, ringraziare di tutto ciò che si può condividere giorno per giorno può invece solo rinforzare il legame che vi unisce. Se un giorno la persona che ami dovesse andarsene (perché muore o per un’altra ragione) quegli istanti privilegiati che ti avranno colmato la coppa del cuore ti permetteranno di dare quest’amore a un altro. Se invece dedichi tutti questi momenti alla paura, la persona amata se ne andrà e la tua coppa sarà vuota, dopodiché ti aggrapperai a qualcun altro, con la speranza di riempirla di nuovo. Di fatto riproduciamo sempre la stessa sceneggiatura, fino a che la nostra maturità affettiva sarà sufficiente per smettere d’amare come fa il bambino che è mamma-dipendente.
Per superare la paura di ciò che può capitarti, accetta che, quale che sia il cambiamento, è sempre per il meglio.
Anche, se all’inizio, il cambiamento ti spinge a prendere un po’ le distanze, è solo per avanzare un altro po’. Ecco un’altra affermazione che potrà aiutarti di fronte alle situazioni incerte:«Ho fiducia nella mia situazione presente perché Dio, lo Spirito della Saggezza dell’Amore, è con me per guidarmi e sostenermi. Tutto si sistema ora divinamente per me. Trovo la soluzione ideale per la mia situazione».
Quanto all’opinione altrui, sappi che, qualsiasi cosa tu faccia, non potrai mai impedire agli altri di pensare. Permetti loro di non essere d’accordo, di non capire, ma agisci secondo il tuo sentire e le tue aspirazioni, perché non sei venuto a questo modo per rispondere alle aspettative altrui, ma per la tua evoluzione personale.
La paura dell’opinione altrui è collegata alla paura di non essere amato e apprezzato. Apprezzandoci e rispettandoci, attireremo necessariamente amore e rispetto. Quest’affermazione può aiutarti:«Sono una persona formidabile, diversa dagli altri ma altrettanto importante. Mi rendo conto che posso molto, e che gli altri mi apprezzano molto. D’ora in poi agirò in funzione delle mie aspirazioni e del rispetto che ho per me». “Osare” è l’antidoto migliore contro la paura! Dice un proverbio indù:«Si muore per non aver osato».
Tratto dal libro “Ogni sintomo è un messaggio” di Claudia Rainville